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Felicità: non grandi cose

La prestigiosa pubblicazione U. S. News & World Report ha rilevato che un tempo la maggior parte delle persone valutava sé stessa sulla base della domanda: «Sto facendo bene?», poi l’interrogativo è stato sostituito da «Sto facendo carriera?» Oggi molti di noi semplicemente si chiedono «Me la sto spassando?»

Naturalmente non c’è nulla di male nel cercare di essere felici. Questo naturale desiderio è stato persino citato come diritto inalienabile nella Dichiarazione di Indipendenza americana (strano, però, che nessun’altra costituzione ci abbia mai pensato). Ma abbiamo purtroppo molto da preoccuparci quando ci rendiamo conto che per troppe persone questo è un obiettivo faticoso e vuoto. Alcuni restano svegli la notte o arrancano attraverso le quotidiane attività sempre chiedendosi «quando verrà il mio turno? (di essere felice)».

Pensiamo che saremo felici quando una certa pressione si sarà mitigata, quando i conti saranno stati pagati, quando avremo imparato a organizzarci, quando avremo ottenuto una promozione, quando avremo finalmente qualcosa da attendere con impazienza che avvenga nella nostra vita. E poi, quando l’atteso evento sarà giunto, diremo, ancora lamentandoci, «Dov’è ciò che ho iniziato così tanto tempo fa? E perché è ancora irraggiungibile?» (Walt Whitman)

Se non l’abbiamo trovato, forse è perché l’abbiamo cercato nel posto sbagliato. La felicità non è un momento eccitante sulle montagne russe, o un frivolo spasso o un costante divertimento. Non è nemmeno una suprema ora estatica né una sensazionale altezza raggiunta. È l’arte di imparare a celebrare i piccoli doni della vita, di ricavare molto dalle piccole cose. La felicità non è la promessa del domani. È in questo minuto o non è mai.

Un editoriale su un quotidiano una volta ha osservato che «C’è un evidente sforzo nella Natura di essere felice. Ogni cosa fiorisce per esprimere la bellezza, nonché per portare un buon frutto. Anche il mondo inorganico modella sé stesso in cristalli, che assorbono e riflettono la luce del sole… L’uomo non ha il diritto di essere la sola eccezione pessimista nell’universo».

Dobbiamo evitare di essere pessimisti. Non dobbiamo aspettarci che la felicità sia ciò che non può essere – una costante allegria. Se la nostra mattina è salutata dal sole che si infiltra attraverso le tende, allora quello è un dono sufficiente per oggi. Se cogliamo la fragranza dei fiori, se uno sconosciuto fa qualcosa di gentile per noi o se un bambino ci fa ridere, allora quello è un dono sufficiente per oggi.

Le piccole cose, i semplici doni quotidiani hanno il potere di rendere ogni giorno felice. Quando smettiamo di scrutare noi stessi per vedere se il mondo ci sta rendendo felici come vorremmo, i nostri occhi diventano improvvisamente liberi di vedere mille altre meraviglie, di vedere la gioia di ogni nuovo mattino. E quello è un dono sufficiente per oggi.

Ma tutto questo può sembrare retorica oggi che viviamo sull’orlo di una terza guerra mondiale, di una deflagrazione nucleare, di pandemie mondiali, di terremoti, inondazioni, siccità, rivolte, attentati terroristici, di inquinamento ambientale, di crisi economica e chi più ne ha, più ne metta.

Ma non è retorica, è semplice questione di saper vivere. Lo ha spiegato molto bene Matteo Gracis, giornalista indipendente molto acuto e brillante, in un suo breve video. Il suo suggerimento è quello di seguire due strade parallele. Una, fatta di battaglie, di lotte, di attivismo e di azioni concrete per difendere i nostri diritti e la nostra libertà, per combattere contro le ingiustizie. Un’altra, fatta di gioia, di spensieratezza e di divertimento, per godersi la vita e vivere il nostro tempo nel migliore dei modi possibili. Una non deve escludere l’altra. Entrambe devono e possono coesistere. Senza la prima si peccherebbe di indifferenza, di ignavia, egoismo e superficialità. Senza la seconda si sprecherebbe il regalo più grande che ci è stato fatto: il fatto di esistere. Riuscire a percorrere queste due strade contemporaneamente e in equilibrio è una grande sfida. Ma perché rinunciare a provarci a farlo?

Credits: Immagine di wirestock su Freepik

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Sergio Zicari

Autore di numerosi libri sulla comunicazione e il marketing delle aziende, del terzo settore e delle libere professioni. Per molti anni è stato manager, formatore, consulente per imprese profit e non profit. È Responsabile della Comunicazione del Gruppo Comunità Etica e Caporedattore di CambiaMenti.

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