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Emigrazione e ordine pubblico: l’urgenza di una risposta efficace

I recenti episodi di violenza da parte di extracomunitari accaduti a Milano, nei quali un agente è stato aggredito e accoltellato e una pattuglia è stata costretta a sparare per fermare l’aggressore, pongono nuovamente in risalto sulla stampa il tema della gestione dei flussi migratori.

Chi abita nelle grandi città, sa da tempo che spostarsi di notte può essere pericoloso, ma oggi lo è anche di giorno.

È sufficiente passare davanti alla stazione centrale di Milano per rendersi conto del problema: decine di migranti di ogni colore la popolano, c’è chi dorme per terra, chi chiede l’elemosina, chi vende qualsiasi cosa ovviamente “senza scontrino”, chi spaccia e chi ne fa uso.

Non a Scampia ma davanti la stazione centrale di Milano, la capitale economica del paese.

E tutto ciò avviene sotto gli occhi dell’esercito, della Polizia e degli addetti alla sicurezza. Andiamo per ordine:

La Legge e le Sanzioni

  • La mancata emissione dello scontrino elettronico comporta una sanzione minima di 500 euro, a cui può aggiungersi la sanzione accessoria legata alla sospensione della licenza o dell’esercizio dell’attività per un periodo compreso tra tre giorni e un mese.
  • Chiedere l’elemosina in forma molesta spesso adducendo problematiche inesistenti significa “accattonaggio”. L’articolo 669 del nostro codice penale recita: “salvo che il fatto costituisca più grave reato chiunque esercita l’accattonaggio con modalità vessatorie o simulando deformità o malattie o attraverso il ricorso a mezzi fraudolenti per destare l’altrui pietà è punito con la pena dell’arresto da tre a sei mesi e con l’ammenda da euro 3.000 a 6.000.”
  • Lo spaccio di droghe è punito da 2 a 6 anni di reclusione per le droghe leggere e da 8 a 20 anni per quelle pesanti.
  • Lo straniero entrato in modo irregolare in Italia dovrebbe essere espulso a meno che non debba essere trattenuto in uno dei centri per l’immigrazione per accertarne l’identità.

Non c’è bisogno quindi di nuove leggi per risolvere un problema ogni giorno più grave: le leggi ci sono a condizione che vengano applicate.

Viene da chiedersi quindi per quale motivo le leggi non vengano applicate.

Innanzitutto, questo non è un problema creato dalla sinistra o dalla destra, chiunque si sia succeduto al governo del paese non è andato oltre le promesse, perché i fenomeni migratori presentano radici molto lontane, hanno molteplici implicazioni ed è sostanzialmente mancata una visione programmatica per il futuro, perché oramai da tempo la politica si occupa della gestione del quotidiano.

Una prima ragione di quello che sta accadendo sta sicuramente nella carenza di personale tra le forze dell’ordine, nella mancanza di coordinamento tra le stesse e di strumenti adeguati a impedire e gestire i reati che vengono costantemente compiuti. Basta guardare la foto qui sotto, è emblematica.

Davanti la stazione centrale di Milano il mezzo utilizzato dai militari dell’esercito italiano ha bisogno di un catino per raccogliere l’olio che fuoriesce dal motore. Mandiamo mezzi militari e soldi in Ucraina e noi non siamo in grado di fare la manutenzione ai nostri mezzi.

C’è però un altro fronte sul quale è doveroso soffermarsi: l’inefficienza e i danni causati dalla burocrazia.

Qualche esempio. Un immigrato che entri clandestinamente nel nostro paese dovrebbe essere espulso se non ha i requisiti che gli permettano di ottenere un permesso di soggiorno. Deputati a verificare l’esistenza dei requisiti sono gli uffici immigrazione presso le Questure. Se pensiamo che oggi le Questure non sono nemmeno in grado di rilasciare un passaporto a un cittadino italiano (in alcune province i tempi superano i 12 mesi), ci rendiamo immediatamente conto di cosa possa accadere a un immigrato che voglia regolarizzare la propria permanenza sul territorio nazionale.

Dall’altra parte ci sono le varie associazioni e/o organizzazioni che dicono di offrire assistenza ai migranti, spesso lasciandoli in mezzo al guado dopo aver chiesto lauti compensi.

Un richiedente protezione internazionale, che arriva nel nostro paese, dovrebbe manifestare la sua volontà al momento dell’arrivo in Italia presso la Polizia di Frontiera o presso la Questura (ufficio Immigrazione di Polizia) più vicina. Di lì a qualche settimana il richiedente asilo dovrebbe essere convocato per istruire la pratica e per il rilascio di un Permesso di Soggiorno per Richiesta Asilo. Secondo l’interpretazione data dalle Questure, trascorsi due mesi dalla presentazione della domanda di protezione internazionale, l’immigrato può svolgere attività lavorativa.

Oggi le Questure fissano gli appuntamenti da 6 mesi a un anno, e anche più, dalla data di richiesta.

È difficile anche per noi avere un dato preciso per ogni Questura perché vi è una tale carenza di personale, che non c’è nemmeno chi risponde al telefono o a una mail.

Che cosa può fare un immigrato che abbia la voglia di comportarsi correttamente se per un periodo di un anno non può svolgere alcuna attività lavorativa? Come si mantiene?

Due strade si aprono davanti a lui: vivere di espedienti, rischiando di finire nelle mani delle organizzazioni criminali, oppure lavorare in nero accettando qualsiasi condizione.

Non diversa è la condizione di chi chiede l’appuntamento alle questure attraverso il kit postale.

Poi c’è il decreto flussi: 151.000 le quote complessivamente previste, oltre 700.000 le istanze presentate.

Questa, in sintesi, la situazione, ma la soluzione quale può essere?

Personalmente ritengo sarebbe migliore per tutti che ognuno potesse rimanere a casa propria nel paese di origine, però sappiamo anche che ciò non è possibile.

L’occidente, quell’insieme di paesi che oggi giustamente vuole difendere l’Ucraina e la Palestina, ha sempre sfruttato i paesi poveri, favorendo di conseguenza la fuga dalla povertà verso il miraggio dei paesi ricchi.

L’Italia, un paese che sta pericolosamente invecchiando, causa una costante decrescita demografica, ha oggi bisogno assoluto di forza lavoro: certe mansioni non sono più accettate dai nostri giovani. Mancano operai nell’agricoltura, nelle fabbriche, muratori, infermieri negli ospedali, addirittura medici, mancano figure che ci assistano quando diventeremo vecchi.

Abbiamo quindi necessità di nuovi immigrati che possano integrarsi con il nostro tessuto sociale per evitare gli effetti collaterali che stiamo vivendo.

Da dove possiamo partire?

Il primo intervento deve essere un intervento emergenziale che riduca i tempi di istruzione e analisi della richiesta di soggiorno presentata da un migrante. Ridurre a tempi civili la risposta a una richiesta di soggiorno significa ridurre il rischio di portare migliaia di uomini e donne a compiere reati dandogli la possibilità di ottenere un lavoro che gli permetta una vita dignitosa.

Chiusa la pratica, chi non ha i requisiti deve essere rimpatriato fisicamente perché consegnargli un decreto di espulsione non serve a nulla: l’immigrato che a Milano ha accoltellato il poliziotto aveva già subito condanne e gli era anche stato notificato un decreto di espulsione, che nessuno ha eseguito.

Qualcuno obietterà che l’espulsione fisica ha un costo, ma lo ha anche mantenere nel nostro paese persone indesiderate, ha un costo gestire nelle carceri circa 20.000 detenuti stranieri e in ogni caso diventerebbe un esempio e un deterrente.

Velocizzare le pratiche porterebbe già un grande vantaggio; poi, però, ci vuole una seria opera di integrazione sociale che può avvenire solo attraverso un progetto formativo di cui parleremo nel prossimo articolo.

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Giacinto Cimolai

Friulano. Fondatore del progetto sociale che fa riferimento all’associazione Comunità Etica.
Dal 2017 si dedica alla promozione e allo sviluppo di questo progetto, promuovendolo in Italia e all’estero.
Fondatore e responsabile del progetto di Tutela Legale Etica che si propone di difendere tutti coloro che sono afflitti dal Debito.
Presidente di ConfimpresaItalia-Friuli
Presidente della Cooperativa OPES.
Presidente Regionale per il Friuli Venezia Giulia dell’associazione di promozione sociale A.N.A.S.
Nel 2022 fonda la testata giornalistica CambiaMenti, di cui è direttore editoriale.
Ha pubblicato quattro libri

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